Aggiornamenti:

Dal 31 maggio sono in vigore le nuove disposizioni da parte dell’UFSP. Nelle FAQ che vi alleghiamo troverete tutte le novità.

Ecco le principali modifiche che sono state apportate:

    • Non è più necessario raccogliere i dati di contatto. Le distanze e l’uso della mascherina restano però obbligatorie.
      • Sono ora possibili eventi con fino a 100 persone (più i collaboratori) all’interno e fino a 300 persone all’esterno (più i collaboratori). Attenzione: i posti devono essere disposti o occupati in modo da lasciare almeno un posto libero o rispettare una distanza equivalente tra due posti a sedere (nuclei familiari).
    • Altre attività ed eventi organizzati da una Chiesa (come ad esempio l’Assemblea dei membri) sono ora possibili con 50 persone.
    • Le cellule possono incontrarsi in gruppi di 30 persone all’interno e di 50 persone all’esterno.
    • Il paragrafo riguardante la lode è stato riformulato e ampliato.
    • Il divieto di esibizioni dei cori vale ora solo nei luoghi chiusi (sia in ambito professionale che amatoriale).
    • È di nuovo permesso organizzare un rinfresco dopo il culto o un Agape analogamente a quanto permesso ai ristoranti (punto 8).
    • Matrimoni in chiesa sono permessi con 100 persone e il successivo ricevimento di nozze in una sala aperta al pubblico con 50 persone. I matrimoni privati sono possibili solo con 30 persone.

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La (1) FCELT assieme con la Rete Evangelica Svizzera (RES) e la Federazione delle Unioni delle Chiese evangeliche in Svizzera tedesca, la VFG, in collaborazione con la Schweizerische Evangelische Allianz (SEA), sottopongono al Consiglio federale una strategia globale per l’allentamento delle misure nelle Chiese – l’abbiamo chiamata:

Piano di protezione per culti e raduni evangelici dopo il confinamento

L’obiettivo è quello di mostrare come le manifestazioni religiose possono essere nuovamente organizzate nel quadro delle misure di protezione ancora in vigore. Garantire la salute e la sicurezza di tutte le persone interessate è una priorità assoluta.

Prendiamo molto sul serio la diffusione del coronavirus e rispettiamo le regole dell’Ufficio federale della salute pubblica (UFSP). Dopo la conferenza stampa del Consiglio federale del 29 aprile 2020, la questione della ripresa delle celebrazioni religiose rimane aperta. In linea di principio, le funzioni religiose non potranno riprendere prima di giugno. La proibizione delle funzioni religiose limita notevolmente la libertà religiosa. Le chiese sperano quindi che le loro manifestazioni possano ben presto essere riaperte in modo ordinato. A tal fine è stato elaborato un piano di protezione per l’uscita dal periodo di confinamento dovuto al Corona.

Le Chiese sono “sistematicamente” rilevanti in tempi di crisi e sono necessarie alla sopravvivenza in tempi difficili.

Sono dunque parte dei “servizi di base”: le chiese hanno la possibilità di aiutare le persone, grazie alla loro struttura sociale, a far fronte alle condizioni traumatiche causate dalla disoccupazione parziale, dalla perdita dell’impiego, dalla solitudine o dalla pressione familiare attraverso l’insegnamento a domicilio. Le celebrazioni pasquali organizzate su Internet, in particolare, hanno mostrato che i servizi religiosi permettono di orientare e di sostenere parecchie migliaia di persone che si trovano nelle difficili condizioni di vita dovute alla crisi. (2)

Le Chiese evangeliche della Svizzera si preparano per tempo all’apertura sulla base del piano di protezione. Esse approfitteranno del fatto che la maggior parte di coloro che assistono ai culti sono anche membri e quindi ben noti.

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(1) Adattato dalla lettera di Christian Kuhn, direttore del Réseau Évangélique (RES)

(2) Nel 2008, il Programma nazionale di ricerca “Comunità religiose, Stato e società” (PNR 58) ha censito 690’000 persone che partecipano a un rituale religioso durante un normale fine settimana in Svizzera. 189.070 persone (27,4%) lo fanno in un servizio evangelico (contro le 99.352 persone (14,4%) nelle chiese riformate e le 264.596 (38,4%) nelle parrocchie cattoliche).